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3° giorno – da Sestri Levante a Nyons - 14 settembre 2005 – Mercoledì – al contachilometri 137.964 (Parz. 406 – TT 1.088)


Usciamo naturalmente subito dall’autostrada. Facciamo solo 20,00 € di gasolio a 1,198, il minimo per poter raggiungere la Francia dove costa meno. Con la SS 21 raggiungiamo il Colle della Maddalena  passando e fermandoci a Vicoforte, nei pressi di Mondovì, dove facciamo colazione ammirando la Cupola del Santuario, la più grande cupola ellittica del mondo. Appena passato il confine, alle 13,00 pranziamo con spaghetti al pesto, fatto in casa. Proseguiamo il viaggio con la D900 e a Barcellonette facciamo gasolio a 1,138, 40,00€, speravamo meglio. Alle 20,00 avendo percorso 470 chilometri, e attraversato uno spettacolare canyon nella valle del Eygues, le Gorge de St. May, ci fermiamo al Camping Valle Blu a Nyons. Camping che consigliamo caldamente (solo € 11,40), in un meleto da cui, su invito del proprietario, ci siamo fatti una
scorpacciata ed una abbondante scorta. Doccia calda e dormita entrambe sacrosante in una toilettes da albergo almeno quattro stelle.



Foto 1 // Foto 2


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6° giorno – da Trebes ad Adé - 17 settembre 2005 – Sabato – al contachilometri 138.805 (Parz. 352 – TT 1.929)


Tempo così e così. Colazione con croissantes e baguettes della boulangerie artigianale, in compagnia delle paperelle (Foto). Facciamo gasolio a 1,078, 46,31€. Piove leggermente. Pranziamo con baguette imbottita di uova e salsiccia in un bosco nei pressi di St. Girons.
Percorrendo la N113, la N124 e con la N21 raggiungiamo Adé ad un passo da Lourdes e ci fermiamo in un campeggio, gestito da una vecchietta, Camping La Chataigneraie – 32, av. Des Piyrénées – tel 05 62 94 29 63. Decoroso (€ 7.8 per una notte). Abbiamo appena oltrepassato il meridiano 0. Siamo passati alla longitudine Ovest.



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12° giorno – da Bilbao a Laredo - 23 settembre 2005 – Venerdì – al contachilometri 140.198 (Parz. 259 – TT 3.322)

Facciamo il pieno di 30,00€ a 0,97. Abbiamo fatto questa deviazione di 210km, per vedere il museo Guggenheim (Foto) dell'architetto Blobbista Frank Gehry, la cui costruzione ci ripaga pienamente, ci delude l’esposizione per l’assenza di grandissime firme ma poi, nel corso della visita, ci appare stupefacente, per l’immensità delle opere scultoree dello scultore minimalista (sic! e se era massimalista?) Richard Serra del piano terra. Si attraversano, si possono toccare, avvolgono, fanno giocare, incutono timore, danno claustrofobia e liberazione, in una parola emozionano. Non è questo che deve fare la vera arte?
Massimo dell’emozione per Rita, che ha incontrato Ben Gazzara al quale per esprimere la sua ammirazione per l’”attore” si è presentata in un misto di inglese, spagnolo e italiano e si è sentita rispondere in un discreto italiano. Si è dimostrato un gran signore, in quanto dopo un po’ rincontrandoci ha nuovamente salutato, cercando anche il mio sguardo, anche se io prima non mi ero avvicinato.
Rapida visita al resto della città e poi raggiungiamo Laredo.

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16° giorno – da Burgos a Palencia - 27 settembre 2005 – Martedì – al contachilometri 140.765 (Parz. 245 – TT 3.889)


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Tempo bello. Colazione (Foto 1) in un’area da picnic ove il giorno prima avevamo cenato, grazie al vantaggio del fuso orario, alle 20,00 era ancora giorno; essa è arredata con tavoli e sedie in grezzo granito massiccio, sicuramente antifurto.
Colazione con buon latte, pane fragrante acquistato alla stazione di servizio, marmellata fatta in casa e caffè italiano. A proposto il latte in Spagna è proprio buono come quello di una volta e i filoni di pane sempre freschissimi. Ovunque hanno un piccolo forno per fare il pane in continuazione, ritirando da solerti furgoni, che girano in continuazione, dei vassoi ondulati nei cui incavi sono adagiati dei lunghi e sottili cilindri di massa, che presto sul posto diventano fragranti baguettes.
Queste sono le occasioni in cui sono veramente sicuro di aver fatto una ottima scelta nell’aver intrapreso questo tipo di viaggi.

Sistemato lo stomaco andiamo a Burgos per visitare la maestosa cattedrale (Bene UNESCO) (Foto 2), non finisce mai, vi sono una trentina di cappelle, alcune sono tanto grandi che potrebbero essere la grandiosa chiesa madre di un paesino.
A cominciare da questa cattedrale si paga un biglietto di ingresso (3,00€ a testa), chi entra per pregare ha a disposizione una piccola area recintata da alte inferriate. Rapido giro della città e per la N620 facciamo un’altra deroga al “Camino”, recandoci a Palencia, cittadina elegante, tranquilla, silenziosa, ove dormiamo sulla riva del Carrion, il fiume che l’attraversa e nella cui valle si sviluppa parte del “Camino”.
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17° giorno – da Palencia a Silos - 28 settembre 2005 – Mercoledì – al contachilometri 140.795 (Parz. 30 – TT 3.919)

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Tempo bello. Al mattino, uno spettacolo che data la stagione disperavamo di vedere, sulle guglie della bella cattedrale cinque o sei cicogne (Foto 1), che si scaldano al sole. Stesso spettacolo a San Michele, una strana chiesa a forma di torre.
Da Palencia ci riavvicineremo al “Camino" facendo un giro dell’Arlanza. Rifacciamo il pieno: 39,13lt a 0,971€. Pranziamo a Quintanilla del Puente (Foto 2), arrivandoci con la N620. Con la N622 e N602 arriviamo a Lerma cittadina, che deve tutto all’aver dato i natali a Francisco Gomez, il Duca di Lerma appunto, che ebbe in mano la Spagna per vent’anni alla fine del XIVsec.. Notevoli i pasticcini delle suore di clausura de la Ascension (Foto 3). Dopo un terzo avvistamento di cicogne (Foto 4), con la BU900 raggiungiamo Silos, sede del monastero di San Domingo, i cui monaci cantori sono famosi per essere stati nelle Hit Parade con i loro canti gregoriani. Andiamo a dormire presto per alzarci presto, domani ci aspetta uno dei eventi più emozionanti dell’intero viaggio. Siamo in un panoramico parcheggio con un camper francese, il piccolo parcheggio è all'inizio del paese e dall'altra parte della strada c'è un ristorante.

Foto 1 // Foto 2

Foto 3 // Foto 4

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24° giorno – da Tama a Astorga - 5 ottobre 2005 – Mercoledì – al contachilometri 141.960 (Parz. 208 – TT 5.084)

Tempo bellissimo. Alba sotto il Pico d’Europa, colazione al mirador 1.408m con panorama mozzafiato (Foto 1). Il viaggio riprende passando attraverso il passo di San Glorio a 1.609m. Raccogliamo delle pietre di onice, questa è un’altra nostra passione, non capiamo nulla di mineralogia, ma ci piace far collezione di pietre belle o particolari.
Siamo nuovamente in Castiglia y Leon, sempre sulla N621, facciamo 33,00€ di gasolio a 0,957, ripassiamo per Leon e quindi siamo nuovamente sul “Camino”, da ora in poi non lo
lasceremo più. Raggiungiamo Astorga, bella ed accogliente. Ha un Palacio Episcopal di A. Gaudì (Foto 2), che sinceramente a me non piace, il Palacio infatti fu giudicato troppo frivolo per la destinazione. Simpatico il Municipio (Foto 3).
Ceniamo molto bene al Capriccio (C/Postale 9 – 24700Astorga – tel 987 603 175), nome di un famoso palazzo di A. Gaudì ed il ristoratore, alla nostra richiesta di spiegazioni su questo nome apparentemente italiano, orgogliosamente ce ne mostra il plastico. Io prendo il Cocido Maragato e Rita, che non si fida, una bistecca con insalatina di pomodori e patate fritte . Il Cocido è una vera prova di resistenza a tavola. Consta di tre piatti: Pastina in brodo di verdure e carni, la sopa, quindi il piatto di verdure e legumi con cui s'è fatto il brodo, los garbanzos, ed anche sette tipi diversi di carni stufate da cui s'è estratto il brodo di cui sopra, la raçion; detto così sembra tutto normale o quasi, la particolarità sta nel fatto che sono serviti in ordine inverso, perché nasce come cibo del Pellegrino o degli operai che arrivano entrambi affamati e non vogliono aspettare la cottura della sopa per iniziare a mangiare, mangiano per primo quello che è già pronto, la carne, inoltre, questa, aspettando che sia pronta la sopa si evita anche che questa si raffreddi. Inizia con uno stufato di pezzi di testa e piedi di maiale, prima salati e affumicati, e salsicce (chorizos), un piatto da pizza pieno di queste leccornie, fatico a finirlo, segue un piatto di uguali dimensioni con verdure, ceci , cotti nel brodo di maiale, e per giunta un uovo fritto, fortunatamente Rita ha finito la sua bistecca, che come al solito si è rivelata una doppia porzione, e mi ha dato una mano; al termine mi arriva una grossa tazza di fideos, spaghettini spezzati, Barilla a detta del simpatico e loquacissimo ristoratore, stracotti nel solito e solido brodo ottenuto dal maiale, le verdure ed i legumi, brodo, che era stato completamente assorbito (una colla!); la sopa madrugata così dev'essere, non si deve prendere con il cucchiaio, con questo la si deve tagliare.
A questo terzo piatto ho trovato il coraggio di opporre un rifiuto e con il costernato oste, entusiasta per il mio iniziale entusiasmo, mi sono giustificato spiegandogli della nostra idea completamente diversa della pasta. Visto che il ristoratore è rimasto male, non ho potuto rifiutare il dessert, fortunatamente un semplice flan per Rita e una panna cotta per me, entrambi fatti in casa, per finire brandy offerto dalla casa (Conto 24,00€ in due) . Dopo una bella passeggiata, per digerire la mostruosa, ma in definitiva ottima cena, dormiamo all’Hotel 1000 stelle su un tranquillo viale, siamo ad un’altitudine di 873m.
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25° giorno – da Astorga a Ponferrada - 6 ottobre 2005 – Giovedì - al contachilometri 142.239 (Parz. 279 – TT 5.363)

Veniamo svegliati da un forte vocio, rumore di traffico, siamo davanti ad una scuola e nel bel mezzo dell’arrivo degli studenti, anche se alle 8,00 è ancora buio. Questa notte ha fatto freddo, infatti quanto accendiamo l’aria condizionata, per espellere come ogni mattina l’umidità della notte, la condensa interna si ghiaccia sul parabrezza, finché a motore caldo l’aria non si riscalda.
Prendiamo la LE142, essa viaggia parallela al "Camino" e a volte vi si sovrappone, tanto che siamo continuamente accompagnati dalla vista di pellegrini a piedi o in bicicletta, che viaggiano sul sentiero sterrato. Una commovente umanità. Passiamo per Castrillo de los Polvares, un paese in pietra viva della regione detta Maragaterìa, il cocido di ieri sera era tipico di questi paesi, vedendone la rudezza si capisce quali uomini siano capaci di mangiare abitualmente tali pietanze. E’ tradizione che i pellegrini qui raccolgano una pietra da portare alla Cruz de Hierro (Foto 1), un importante monumento del “Camino”, che si trova al Passo di Rabanal (1.504m) e così noi facciamo depositandole ai piedi di questo monumento, costituito da un semplice palo con infisso alla sommità una semplice croce di ferro, suggestivo nella sua semplicità, contribuiamo così ad aumentare la collinetta, che sta crescendo intorno al palo.
Ci passa tutto il mondo. A farci la foto sono dei tedeschi e noi l’abbiamo fatta a dei francesi, chiedendo a dei giapponesi di spostarsi, nel frattempo degli indios andini si apprestavano a salire sulla collinetta.....
In breve siamo a Ponferrada con la sua bella Rocca dei Templari. Da qui una deviazione per Pegnalba de Santiago, che non raggiungiamo perché è un po’ tardi e la strada ci appare poco praticabile. Optiamo per la visita solo a Las Medulas (Bene UNESCO)(Foto 2), mini
ere d’oro a cielo aperto del periodo romano, che hanno lasciato un paesaggio lunare, anzi marziano per il colore rosso.
Troviamo una indicazione e indubbiamente la seguiamo, presto si rivela una strada adatta a soli 4x4, ma siamo costretti a proseguire perché non c’è assolutamente la possibilità di fare inversione, finalmente dopo una mezz’ora troviamo uno slargo, ci fermiamo, da qui intravediamo las Medulas, questo scorcio ci fa ancor più crescere la voglia di vederle al tramonto. Per la strada non abbiamo incontrato nessuno, qui lo stesso. Sopr
aggiunge solo un’auto, la fermiamo per chiedere informazioni sulla praticabilità del proseguo, sono francesi e, inutile dirlo, non ne sanno nulla, sono anche loro molto perplessi ma vanno avanti; dopo una mezz’ora, non vedendoli tornare, pensiamo che la strada più avanti migliori e ripartiamo; molto peggio di prima ma comunque arriviamo ad un magnifico belvedere, con una vista incredibile su Las Medulas al tramonto. Il belvedere è pieno di gente, che non abbiamo visto salire, è ovvio che c’è un’altra strada, domandiamo, ed i quadrati spagnoli ci dicono che "c’è, è larga, è asfaltata e in dieci minuti si è al paesino da dove anche noi eravamo partiti, ma noi, che siamo li con la macchina, non possiamo prenderla!" Credendo di non capire o di non essere capiti, ripetutamente chiediamo a varie persone di ogni età, anche dei giovanissimi, del perché saremmo condannati a ripetere la stessa impervia strada, questa volta, per sovrappiù, con il buio. Dopo tanta insistenza e proponendo varie ipotesi quali muri, transenne, fossati, alla fine ci viene detto, con scontata ovvietà, che "tra noi e il ritorno sicuro si frappone UN DIVIETO DI ACCESSO!" Il va a fa’.... l’ho solo pensato perché con gente simile è molto pericoloso esprimere liberamente le proprie idee. Fra le altre facezie ci avevano anche detto che ci invidiavano tanto Berlusconi, ed ad una mia proposta di scambio con Zappatero si erano mostrati entusiasti.
Devo dire, però, che gli spagnoli hanno, una cosa che invidio tantissimo, la capacità di indignarsi. Costa così cara la possibilità di conservarla?
Inutile dire, che, guadagnandomi il vituperio generale, sentendomi dire anche se non con le orecchie, che siamo i soliti italiani disobbedienti, ho sup
erato l’insuperabile e in dieci minuti di strada comodissima siamo ritornati sulla via per Ponferrada, dove abbiamo pernottato.
Foto 1

Foto 2

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26° giorno – da Ponferrada a Santiago di C. - 7 ottobre 2005 – Venerdì – al contachilometri 142.398 (Parz. 159 – TT 5.522)

Tempo bellissimo. Proseguiamo per il “Camino” seguendo la N120, passiamo per Cacabelos, Villafranca del Bierzo e finalmente usciamo dall’immensa e variegata Castiglia e Leon e entriamo nella favoleggiata Galizia raggiungendo Pedrafita do Cebreiro (1.300m) con le sue Pallozas (Foto 1), capanne di modello celtico, simili a trulli ma con il tetto di paglia, arredate fra l’altro con degli strani sedili a più posti con degli strani tavoli ribaltabili (tipo i seggioloni per bambini). Ho domandato al guardiano come avrebbero fatto questi suoi antenati se, una volta seduti, si fossero accorti di aver dimenticato qualcosa, mi ha risposto: "la moglie non si sedeva mai!". La Iglesia Santa Maria del Reale (Foto 2)è un raro esempio di protoromanico. Qui si conserva l'immagine della Madonna, che strabuzzò gli occhi alla vista del Miracolo Eucaristico della Transustanziazione, che avvenne in questa chiesa.
Per capire quanto impervie fossero queste strade bisogna ricordare che l’indulgenza plenaria era comunque concessa a chi superava Villafranca del Briezo, come anche Roncisvalle e Leon. Da ora in poi è un lento declivio verso Santiago di Compostela. Con la LU634, come al solito ci sarebbero delle strade più comode ma preferiamo essere, quanto più possibile, fedeli al “Camino”, con la LU633 e quindi la C535 passiamo da Portomarin, dove c'era un ponte romano che permetteva ai pellegrini di attraversare il fiume Mino; l'antico paese fu sommerso da un lago artificiale, che essendo in secca ci permette di vederne le rovine, anche del ponte, i suoi più importanti monumenti sono stati smontati e ricostruiti. Passiamo per l’antica e suggestiva Vilar de Donas con la sua romanica San Salvador(Foto 3), vi si conservano anche pitture murali gotiche. Il vecchio custode, che ci tiene a farci sapere che è volontario, malgrado l’ora tarda, ci fa visitare e fotografare con calma; ci salutiamo, dopo una animata discussione politica al grido “El pueblo unito jamas serà vencido”. In serata, ancora con tanta luce, siamo nell’agognata Santiago di Compostela (Bene UNESCO). E’ inevitabile raggiungere Praza do Obradoiro ma volutamente non entriamo nella Cattedrale, non vogliamo guastarci l’emozione di dopodomani che, essendo domenica, ci sarà la Messa per i pellegrini, quali noi ci sentiamo, un po’ anomali, è vero, in quanto io sono ateo e Rita quanto meno è poco osservante. Ci sentiamo tali, certo più di tanti, che abbiamo visto fingersi pellegrini a piedi, ma percorrere solo comodi e brevi tratti in piano o in dolce discesa e alla salita prendere comodi autobus per poi dormire e pranzare per pochi soldi negli ostelli per i pellegrini. A Pamplona, quando abbiamo richiesto anche noi la carta del pellegrino, abbiamo sinceramente dichiarato di viaggiare in auto, ci hanno detto che gli ostelli erano solo per chi viaggia a piedi, in bicicletta o a cavallo. Non abbiamo insistito né abbiamo voluto fare i furbi dichiarandoci a piedi ad un’altra sede.
Dormiamo in un viale, non vale la pena entrare ora in campeggio, aumenteremmo solo il costo. La comodità e l’anonimia del nostro mezzo ci permette di farlo in piena sicurezza.
Foto 1 // Foto 2


Foto 3

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27° giorno – Santiago di C. - 8 ottobre 2005 – Sabato – al contachilometri 142.675 (Parz. 277 – TT 5.799)






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Sveglia all’alba, le 8,30 e alle 9,00 siamo in un bel campeggio, appena alla periferia di Santiago, Camping as Cancelas (tel 981 58 02 66 – www.campingascancelas.com - info@campingascancelas.com costo 50,08€ per tre giorni). La fermata del bus è abbastanza vicina. Il campeggio si comincia a svegliare alle 11,00. Nel pomeriggio gran passeggiata a Santiago. Si finisce comunque sempre all’Obradoiro, che con la pioggerellina e la luce del tramonto appare veramente d’oro. Foto di rito(Foto 1, 3). Sotto i portici siamo affascinati dal suono di una cornamusa, è un musicista di strada molto bravo, compriamo il suo CD, che con quelli dei monaci di Silos, sarà parte importante della colonna sonora della proiezione di diapositive di questo viaggio.

E’ in corso un festival della marionetta e per strada vediamo vari spettacoli o cortei, notevole un burattino pittore e un altro arciere, opere di un russo, che ha la bottega a Praga(Foto 2). Ritorno in campeggio per una serata di assoluto riposo, allietato come al solito dalle interminabili partite a burraco da cui io esco quasi sempre sconfitto.
Foto 1


Foto 2 // Foto 3

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31° giorno – da A Coruña a Muxia - 12 ottobre 2005 – Mercoledì – al contachilometri 142.777 (Parz. 102 – TT 5.901)


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Oggi è la Vergine del Pilar, è festa in tutta la Spagna “todo çerrado”. Abbiamo bisogno di gasolio e ne facciamo 20,00€ a 0,981. Andiamo ancora un giro per A Coruña, quindi partiamo verso Malpiga lungo la “Costa da Morte”. Il nome già lascia immaginare la sua natura. Passiamo per Cabo do Rocundo (Foto 1), dove ci sono due croci in memoria dei pescatori di percebes morti sul lavoro. A proposito le percebes sono eccezionali, valgono tutto il loro costo (al ristorante 99,00€/kg); è un tarantino ad affermarlo.
Lungo la strada vediamo numerosi hòrreos (Foto 2), a differenza di quelli asturiani e cantabrici questi galiziani sono totalmente in pietra (Vedi capitolo 22 e 32). Facciamo ancora 20,00€ di gasolio a 0,981. Presso Ponteceso visitiamo il Dolmen de Dombate e a sera raggiungiamo Muxia, vorremmo vedere con questa luce crepuscolare il Santuario de Nosa Señora da Barca ma non riusciamo ad avvicinarci perché in lontananza scorgiamo una scena, che ritenevamo d’altri tempi: un padre, presumiamo, conduce per mano la figlia, non più che ventenne, che percorre ginocchioni il perimetro del santuario. Non li abbiamo disturbati.
Questo santuario era considerato dai pellegrini del Camino, la meta finale sul mare. Questo era un luogo di antiche devozioni fin dal Neolitico, come testimonia una grande pietra piatta, presente nelle vicinanze del santuario. Questo evidentemente è uno dei tanti posti, eletto fin dall'antichità Luogo Sacro e come tale passato attraverso varie religioni, anche quella cristiana che al posto di un probabile dolmen ha imposto un santuario, che si ricollega ai culti megalitici, facendo arrivare in quel luogo la Madonna con una barca completamente di pietra, finanche la vela.
In paese passeggiamo lungamente, assaggiamo dei dolci locali, nulla di particolare; dormiremo nel porto peschereccio.

Foto 1 // Foto 2

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32° giorno – da Muxia a Noia - 13 ottobre 2005 – Giovedì – al contachilometri 142.993 (Parz. 216 – TT 6.117)


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Sveglia prima dell’alba perché voglio fotografare il porto che si risveglia. Ritorniamo al santuario (Foto 1), che ricorda la leggenda della Madonna, che sarebbe sbarcata qui con una barca in pietra, la cui vela, la Pedra da abalar (Foto 2), è poco distante; il suo nome è dovuto al fatto che malgrado la sua mole (larga 9m malgrado sia sottile 30cm in alcuni punti), fino a poco tempo fa con una piccola spinta dondolava. A me sembrerebbe la pietra di copertura di un dolmen. C'era un doppio arcobaleno. Da qui proseguiamo verso sud con strade il più possibile vicine al mare. Raggiungiamo Cabo Tourinan (Foto 3), la punta più occidentale di Spagna( 5°36'40''), anche se è un’altra quella denominata Fisterra, alla quale arriveremo dopo un po’. E’ questa l’ultima tappa del “Camino” (Foto 4, 5), qui ci sarebbe l’ultima chiesa Santa Maria das Areas (Foto 6), è chiusa. Non possiamo non pensare a quella piccola percentuale della moltitudine di pellegrini, che riuscivano a vedere questo mare e non possiamo che considerarli dei veri e grandi viaggiatori.
Ci avviamo per la C550, passiamo da Corcubion dove c’è un hòrreo di 35m, il più lungo della Galizia (Foto 7). In serata siamo a Noia sul rio Noia, dove dormiamo in riva al canale presso un bel parco.
Foto 1 // Foto 2 // Foto 3



Foto 4 // Foto 5


Foto 6 // Foto 7
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37° giorno – 18 ottobre 2005 – Martedì – al contachilometri 143.817 (Parz. 0 – TT 6.941)


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Seconda giornata a Porto. Faccio qualche foto al campeggio (Foto 1). Con il bus andiamo in centro, da Praça da Libertade ci dirigiamo per antiche e strette viuzze alla Sé (la Cattedrale) (Foto 2, 3), esterno romanico non puro, interno barocco, il chiostro è tutto arricchito da azulejos (Foto 3). Da qui scendiamo al ponte Dom Luis I (Foto 4) e siamo a Cale (Foto 5, 6), in effetti un’altra città, dove sono tutte le cantine, visitabili, del porto. Prenotiamo da Calem, ed intanto passeggiamo lungo il Douro. Abbiamo intenzione di far scorta del famoso vino, per questo ci siamo informati sui prezzi, variabilissimi per marca ed anzianità. L’esposizione è interessante, la degustazione generosa, i prezzi ci sembrano alti, non comperiamo nulla, l’indomani ad un ipermercato la stessa marca e la stessa anzianità la compereremo ad un 20% ed oltre in meno, faremo un’ampia scorta per parenti ed amici e per noi. Ritorniamo a Porto per lo stesso ponte, risaliamo in centro con il treno a cremagliera ed andiamo a trovare la Libreria Lello (Foto 7, 8), (rua das Carmelitas 144) famosissima, scopriamo dopo, che lo è solo per noi, infatti siamo nei pressi ma non ce la sanno indicare. Bisogna dire che la lingua portoghese nel nord ha una bellissima musica ma le parole proprio non si capiscono. Quando riusciamo a trovare la libreria veniamo ripagati dal suo splendore. E' raro vedere qualcuno che in un posto di lavoro si circonda di una tal bellezza senza nessun altro motivo se non il gusto del bello. E’ tardi rientriamo in campeggio. Domani si parte ancora in direzione sud

Foto 1 - Porto - Campeggio // Foto 2 - Porto - la Sé


Foto 3 e 4 - Porto - Azulejos all'interno della Sé


Foto 5 - Porto - Ponte Dom Louis // Foto 6 - Porto - La Ribeira vista dal ponte Dom Louis

Foto 7 - Porto - Barca per il trasporto del porto // Foto 8 - Porto - Libreria "da Lello"

Foto 9 - Porto - Libreria "da Lello"
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40° giorno – 21 ottobre 2005 – Venerdì – al contachilometri 144.265 (Parz. 200 – TT 7.389)


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Alcobaça è una deliziosa cittadina (Foto 1, 2), che ci affascina, anche se sotto una pioggia insistente, a conferma che il Portogallo è il paese più piovoso d’Europa. Qui c’è il Monastero Cistercense di Santa Maria (Bene UNESCO) (Foto 3, 4, 5), che ha la chiesa più imponente del Portogallo. Ripartiamo subito per Batalha al Monastero Santa Maria da Vitoria, lo spettacolo è eccezionale (Foto 6), l’interno del monastero non tradisce assolutamente le aspettative (Foto 7, 8, 9, 10), specie le Capelas Imperfeitas (cappelle non finite) (Foto 11). Oggi siamo ingordi e andiamo a visitare anche il convento-fortezza dei Templari di Tomar (Bene UNESCO). Purtroppo stanno girando una fiction, che ci disturba non poco, infatti protestiamo rumorosamente, anche perché non ne eravamo stati avvisati ed il biglietto se lo sono pagati per intero. Malgrado tutto siamo sopraffatti dallo splendore, la pioggia non fa che aumentare il fascino e non possiamo che esclamare “Benedetta, Magnifica, Strepitosa Decadenza Lusitana!” (Foto 12, 13, 14, 15, 16). E’ qui la celebre finestra manuelina (Foto 17).
Usciamo che è tardi, non ci resta che trovare un posto dove completare degnamente la indimenticabile giornata, cerchiamo una trattoria
tipica dove gustare il Leitaho Assado (maialino lattante al forno), in men che non si dica Rita, domandando a destra e a manca ai disponibilissimi portoghesi, trova la dritta e siamo davanti ad un eccellente e abbondantissimo, come al solito, piatto di quel che desideravamo, innaffiato da ottimo vino e ancora: prezzi modici (Churrasqueira Boi Gordo Rua Torres Pinheiro tel 249 31 53 78). Ci facciamo una passeggiata, con ottimi churros e passabili caldarroste, vorremmo tornare a dormire a Alcobaça, ma la giornata intensa e il buon vino ci costringono a fermarci a dormire per strada a Fatima.


Foto 1 - Alcobaça - Rio Alcobaça // Foto 2 - Alcobaça


Foto 3 - 4 - 5 - Alcobaça - Monastero Cistercense di Santa Maria


Foto 6 - Batalha - Monasterio de Santa Maria da Vitoria


Foto 7 - 8 Batalha - Monasterio de Santa Maria da Vitoria // Foto 9 - Batalha - Monasterio de Santa Maria da Vitoria -Chiostro


Foto 10 - Batalha - Monasterio de Santa Maria da Vitoria - Claustro Real // Foto 11- Batalha - Monasterio de Santa Maria da Vitoria - Capelas Imperfeitas

Foto 12 - 13 - 14 - Tomar - Convento-Fortezza dei Templari

Tomar - Convento-Fortezza dei Templari - Foto 15 - 16 // Foto 17 - Tomar - Convento-Fortezza dei Templari - Finestra Manuelita

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